Quel che resta della movida: vomito, bottiglie, spazzatura e i solito “Nick Masaniello” che tiene svegli tutti fino alle 6

di Monica Di Carlo
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Sono le sei e nel cuore della movida e, sfollata la bolgia dantesca di ragazzini che si muovono come anime dannate, spintonandosi, a caccia di ciupito a poco prezzo, gli ultimi che si sono attardati incontrano quelli che sono già svegli o che proprio non sono riusciti a dormire a causa degli schiamazzi. In piazza Ferretto c’è ancora un artigiano alimentare bengalese e il suo negozio ha la saracinesca a metà, segno che ha venduto fino a tardi e non certo solo panini. Parla al telefono a voce altissima con un connazionale, perché in Bangladesh è già giorno da un po’ e, anzi, è quasi ora di pranzo. Di fronte, all’incrocio con via Giustiniani, un’edicola ha già aperto. È qui che la notte della movida incontra il giorno di un quartiere normale. C’è chi s’è già svegliato e porta a spasso il cane. C’è l’ambulante che sta già uscendo di casa per andare a fare una fiera. Se fosse un giorno feriale, tra poco per le strade, a fare lo slalom tra la spazzatura, il piscio e il vomito (come nella foto sopra), ci sarebbero gli abitanti del quartiere che vanno a lavorare o a fare la spesa e bimbi che sgambettano verso l’asilo scavalcando quello che resta della movida.
Quello che resta della movida è, appunto, vomito. È cumuli di spazzatura. In San Bernardo è anche le scatole delle pizze vendute da un artigiano alimentare che non raccoglie i rifiuti dei suoi clienti nè offre un contenitore dove gettarli. Quello che resta della movida è la montagna di bicchieri di carta davanti a un locale che come sempre, quando apre, ha chiuso alle 4,30. Lo racontano gli spazzini che devono metter rimedio a questo scempio: sta aperto fino all’orario consentito per la vendita di alcolici nei pubblici esercizi, poi abbassa la saracinesca a metà. Ogni tanto, qualcuno si china ed entra e tutto questo va avanti fin quasi al mattino senza che mai, nonostante le ultradecennali denunce degli abitanti della zona, sia stato fatto qualcosa per farlo chiudere o costringerlo veramente a un comportamento corretto. Di peggio, a quest’ora, c’è solo il “Nick Masaniello” di piazzetta dei Maruffo. Non è un locale e non ha alcun permesso per la somministrazione. Non è nemmeno un circolo o, almeno, non lo è più. L’account Facebook segnala che è una casa, semplicemente una casa privata ed è ben strano che sul social sia valutato con le stelle come un’attività economica. Ma a vedere il viavai di gente che continua a entrare e uscire tutta la notte è difficile crederci. Sempre sulla pagina Facebook si leggono diversi appelli alla liberalizzazione della cannabis in mezzo a post su temi sociali e a relink di qualità. Qualità o no, la gente della piazza e dei palazzi vicini avrebbe il diritto di dormire. Stamattina alle 6, dal non locale-non circolo esce buona musica suonata al piano. Solo che sono le sei di mattina, solo che va avanti da ore, solo che succede ogni giorni che Dio manda in terra. E la gente non ce la fa più. Il padrone di casa è noto per aver posseduto un locale in piazza delle Oche, però il Comune gli ha ritirato la licenza. Prima gestiva un contestatissimo circolo alla Maddalena con lo stesso nome dlel’attuale “casa” ed è davvero strano che una casa abbia un nome come un locale segnalato da una targhetta fuori dalla porta. Venerdì, nell’ambito dei controlli dell’intera zona, sono passati i cantunè del reparto commercio della polizia minicipale. Ma, siccome per entrare in una casa privata ci vuole un mandato di perquisizione, non sono potuti entrare. Ma la musica l’hanno sentita benissimo, ad alto volume, forte e chiara. Ed era l’una del mattino. Così recapiteranno al “padrone di casa” (in affitto) una multa per disturbo della quiete pubblica che consiste, per le, in poche decine di euro. Così, quel signore che, teoricamente, riceve gli amici e fa musica fino al mattino continuerà indisturbato a farsi i fatti suoi senza badare alle regole e facendosi beffe di forze di polizia, istituzioni e cittadini.



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